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   [a cura di Gianluca Gigliozzi]

 



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giovedì, 15 maggio 2008
 

Robert Rauschenberg

postato da neuropa | 20:56 | commenti
 

Da: Variazioni belliche. Amelia Rosselli

 
Nell'antica Cina vi erano fiori d'andalusa. Tu non fischi
per me. Il ramo storto della tua vigliaccheria non era che
la bellezza! nel mare liscio e pettinato in un nodoso cranio.
La scultura del tuo amore era un ritornello, sapiente virgola
del maestro che sa sparire dalla tavola sparecchiata.
 
Il Giappone crudele e distante è la tua patria.
Il Giappone nodoso ed inestricabile è il viaggio che mi
procurerò con la tua assenza.
 
 
 
Tutto il mondo è vedovo se è vero che tu cammini ancora
tutto il mondo è vedovo se è vero! Tutto il mondo
è vero se è vero che tua cammini ancora, tutto il
mondo è vedovo se tu non muori! Tutto il mondo
è mio se è vero che tu non sei vivo ma solo
una lanterna per i miei occhi obliqui. Cieca rimasi
dalla tua nascita e l'importanza del nuovo giorno
non è che notte per la tua distanza. Cieca sono
chè tu cammini ancora! cieca sono che tu cammini
e il mondo è vedovo e il mondo è cieco se tu cammini
ancora aggrappato ai miei occhi celestiali.
postato da neuropa | 20:53 | commenti
amelia rosselli


mercoledì, 07 maggio 2008
 

Gianfranco Ferroni

postato da neuropa | 13:16 | commenti
 

Da: Altre educazioni. Eugenio De Signoribus

un angelo guardiano sarebbe apparso normale
fra la variorosa montagne a forma di nuvole

formatesi in era di afa recente, mezzora
dall’ultimo isterico temporale di luglio

crepitante come convinto attore di campagna
che le corde stranisce coi suoi alti gridi.

postato da neuropa | 13:13 | commenti
eugenio de signoribus


mercoledì, 30 aprile 2008
 

Georges Mathieu

postato da neuropa | 19:40 | commenti
 

Majakovskiiiiiiij. Adriano Spatola
 
                                                         per Julien
 
(esordium)
 
questa estrema dissoluzione sistematicamente portata
ai limiti della violenza e fino alle terre del fuoco
fino all’eccitazione stagnante nel rendimento del ritmo
alle catastrofi degli organismi in circolazione casuali
nelle città fagocitate nei corpi incrostati di sale
sotto la luna ecchimotica che rotola sopra il biliardo
 
 
(narratio)
 
con un po’ di fervore ma ancora variabile per confermare
il tutto per confermare lei che ama con insistenza
che vegeta ramificata nel vuoto pneumatico del suo racconto
la prognosi tattile l’eccezionale stupefacente chiarezza
la domestica peste la febbre in espansione nell’universo
con un po’ di fervore ma sempre variabile per confermare
il tutto per confermare lei che ama con insistenza
 
 
(partitio)
 
ogni singola parola è adesso una tempesta di gesti
un riflesso delle sue ribellioni o la piacevole ombra
dell’albero che messo in moto si libera dai coleotteri
il palmipede ossuto lo stimolo ligneo che s’agita negli strumenti
per l’apertura per l’enfasi in certi momenti della giornata
alle spalle degli animali braccati nello spettacolo esploso
degli animali braccati che scivolano nella materia
 
 
(probatio)
 
un riflesso delle sue ribellioni la piacevole ombra
che vegeta ramificata nel vuoto pneumatico del suo racconto
l’eccitazione stagnante nel rendimento del ritmo
che vegeta ramificato nel vuoto pneumatico del suo racconto
con un po’ di fervore ma sempre variabile per confermare
al palmipede ossuto lo stimolo ligneo che l’agita negli strumenti
 
 
(repetitio)
 
mancano ancora nella composizione le digitali memorie
i presupposti marini i parziali giardini i liquidi impulsi
le catastrofi degli organismi in sospensione nell’universo
i cavalli castrati che perdono tempo nelle profonde caverne
sotto la luna ecchimotica che rotola sopra il biliardo
alle spalle degli animali braccati nello spettacolo esploso
degli animali braccati che scrivolano cauti nella materia
 
 
(peroratio)
 
ogni singola parola è stata una tempesta di gesti
l’albero che messo in moto si è strappato di dosso le foglie
la foglia che messa in moto si è strappata di dosso le dita
il dito che messo in moto si è strappato di dosso i cavalli
il cavallo che messo in moto si è strappato di dosso le unghie
ah la prognosi tattile ah la domestica peste
con un po’ di fervore ma il tutto invariabile per confermare
il tutto per confermare lei che ama con insistenza
 
(1969)
postato da neuropa | 19:38 | commenti
adriano spatola


mercoledì, 23 aprile 2008
 

Graham Sutherland

postato da neuropa | 19:54 | commenti
 

Da: Le streghe s'arrotano le dentiere. Luigi Di Ruscio

Per la gatta in calore

le cavalcate dei gatti sopra i tetti

e l'allegria cancella le crepe delle case

la luna è insieme ai canti dei galli

il fischiare è questo voler ammutire i cani

che abbaiano e si agitano come volessero addentare

il vento di questa notte che porta l'odore della cagna

la luna passa tra le nubi e dà la luce a occhiate

e cosa dovrei decidere in quest'ora di notte

che non giunge mai al suo termine

i pensieri s'attaccano ai muri e alle pietre

le streghe s'arrotano le dentiere sopra i tetti.

postato da neuropa | 19:47 | commenti (1)


venerdì, 18 aprile 2008
 

Matias Guerra

postato da neuropa | 20:09 | commenti
 

Da: Tiresia. Giuliano Mesa

devi tenerti in vita, Tiresia,
è il tuo discàpito


I. ornitomanzia. la discarica. Sitio Pangako

vedi. vento col volo, dentro, delle folaghe.
vedi che vengono dal mare e non vi tornano,
che fanno stormo con gli storni neri, lungo il fiume.
guarda come si avventano sul cibo,
come lo sbranano, sbranandosi,
piroettando in aria.
senti come gli stride il becco, gli speroni,
che gridano, artigliando, facendo scaravento, in muta,
ascoltane la lunga parata di conquista, il tanfo,
senti che vola su dalla discarica, l’alveo,
dove c’è il rigagnolo del fiume,
l’impasto di macerie,
dove c’è la casa dei dormienti.
che sognano di fare muta in ali
casa dei renitenti, repellenti,
ricovero al rigetto, e nutrimento, a loro,
scaraventati lì chissà da dove,
nel letame, nel loro lete, lenti,
a fare chicchi della terra nuova,
gomitoli di cenci, bipedi scarabei
che volano su in alto, a spicchi,
quando dall’alto arriva un’altra fame.

prova a guardare, prova a coprirti gli occhi.

*

II. piromanzia. le bambole di Bangkok

fumo. nugoli, sciami di guscî neri.
bruciano le mandorle degli occhi, le falene,
le dita piccole e incallite, le mani stanche, stanche.
bruciano, scarnite, a levigare guance,
i guscî gonfi delle palpebre
che si richiuderanno.
fumo portato via, che trascolora,
che porta via le guance, paffute, delle bambole,
le anche dondolanti, a fare il movimento di ripetere,
in altalena, in bilico di piede, che lenisce,
gioco che non finisce, mai,
che non arriva, mai,
tempo di ricordare, dopo,
di ritornare dove si era stati.
a fare il gioco del silenzio,
nel preparare doni, meraviglie, a milioni,
passate per le mani una ad una,
per farli scintillare, gli occhi stanchi,
tenerli aperti, sempre,
e quando arriva il fuoco, che sfavilla,
ecco, giocare a correr via,
gridando, ad occhi chiusi.

tu, se sai dire, dillo, dillo a qualcuno.

postato da neuropa | 20:03 | commenti
giuliano mesa